venerdì 3 novembre 2017


IL BLOG DEDICATO
AI SIGNORI SENZA MEMORIA



RICORDO DI ALMIRANTE
(di Gianfranco Fini)

IL CAMMINO CONTINUA

E’ morto un grande italiano. Un italiano di quella Italia che ha dato al mondo Dante, il “suo” Dante, Macchiavelli, San Benedetto, che ha dato i filosofi più profondi, i legislatori più sapienti, i capitani più ardimentosi, gli esploratori più intraprendenti, i santi più universali.; un italiano di di quella Italia che ha percorso il mondo, che lo ha incivilito, che ne ha sterrato le pietre aridi facendole diventare giardini fecondi, che ha versato il suo sudore e il suo sangue a Nord, a Sud a Est e a Ovest, nelle Americhe e in Russia, in Africa e in Australia non meno che in Europa, che ha navigato su tutti i mari, che ha gettato le ancore delle sue navi in tutti i porti; un italiano di quella Italia del lavoro operoso e dell’intelligenza acuta, della disciplina e del avventura, dei migranti e dei mercanti, dei contadini e degli artigiani, dei costruttori e degli scienziati, degli artisti e dei poeti; di quell’ Italia ghibellina e schietta che ha costruito la civiltà dei nostri Comuni, delle nostre contrade sassose e fiorite, che ha fabbricato villaggi e metropoli, che ha eretto le torri civiche accanto ai campanili solenni delle nostre mille e mille città, un italiano di quella Italia invasa, spezzettata, devastata, offesa, insultata, umiliata, calpestata dai barbari antichi e nuovi; di quella Italia dignitosa nella schiavitù, coraggiosa nella sfortuna, serena nelle avversità, clemente nella fortuna e misurata nella gloria; di questa Italia oppressa e ricattata che ci portiamo nella carne e nel sangue. Giorgio Almirante era il campione di questa Italia. Era un italiano coerente, tenace, pulito, coraggioso. E’ stato uno dei più grandi protagonisti della storia, non solo politica, di questa Italia che anche lui si ostinava a chiamare “adorabile”.
L’ ha percorsa tutta come un apostolo instancabile dell’ idea che egli, con un pugno di coraggiosi, ha rialzato quando la sconfitta l’ aveva gettata a terra. Le ha parlato con quella parola ineguagliabile che era un donno di Dio, con quella voce dolcissima che mai potrò dimenticare. L ‘ha accarezzata con quei suoi occhi celesti e puliti che qui ancora ci guardano. L’ ha attraversata tutta, villaggio per villaggio, città per città, contrada per contrada, valle per valle, per 40 lunghissimi anni, con, in alto, altissima, LA BANDIERA PULITA E STUPENDA DELL’ ONORE E DELLA FEDELTA’ AL SUO FASCISMO, CHE OGGI E’ IL NOSTRO, fedeltà alle alle radici che sono le radici di un Popolo e non di una sua parte, che “sono” la Storia di questa gente meravigliosa che lui ha tanto amato anche quando la legge della fazione la scagliava contro questo partito suo e nostro. E’ morto un uomo che non può morire. Un uomo che ci HA CONSEGNATO QUELLA IDEA, QUELLA BANDIERA, QUELL’ ONORE E CHE IN QUESTO MOMENTO CI DICE DI DOVER ANDARE AVANTI. LO FAREMO, ALMIRANTE. TE LO GIURIAMO COL CUORE GONFIO DI DOLORE, ma con l’ animo colmo di fierezza per essere stati con te in tutti questi anni meravigliosi e terribili nei quali tu ci hai insegnato che le prove più difficili possono e debbono essere vinte.
Tu, Almirante, hai vinto la prova della persecuzione dei primi anni ’70 quando il regime voleva imbavagliarti. Hai vinto la prova del terrorismo che nell’ arco di tredici anni ha ucciso 20 tuoi e nostri ragazzi, dai fratelli Mattei a Ugo Venturini, da Carlo Falvella e Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Hai Vinto la prova della scissione di “palazzo” , quando i trenta danari della corruzione piegarono i vili. Tu, Almirante hai vinto tutto questo e ci hai consegnato un partito forte, orgoglioso e pulito.
E, forti, coraggiosi e puliti, come tu, col tuo esempio mirabile, ci hai insegnato ad essere, andremo avanti insieme con te. Perché tu, Almirante non ci lasci. Tu resti fra noi, alla nostra testa, in piedi, come sei sempre vissuto. Grazie per quello che ci hai consegnato. Grazie per quello che mi hai insegnato.

Da “Il Secolo d’ Italia” – 23 Maggio 1988


FINI E I CAMERATI........





IL TRADITO PUO’ ESSERE UN INGENUO,

 MA IL TRADITORE E’ SEMPRE E COMUNQUE UN INFAME

(Benito Mussolini)











      29 luglio 1983, Predappio, centenario della nascita di Benito Mussolini. Vittorio Mussolini accompagnato da Fini e Almirante.


" E' doveroso dire che non si può equiparare chi combattè per una causa giusta di uguaglianza e libertà e chi, fatta salva la buona fede stava dalla parte sbagliata"
Gianfranco Fini

IL RICONOSCIMENTO DEL CAMERIERE !

L'ACQUA MIRACOLOSA : DOPO FIUGGI, 

DA PADRONI IN CASA PROPRIA A CAMERIERI













1977 SETTEMBRE
Campo scuola MSI Sperlonga - Angelo Mancia il secondo da destra




ALEMANNO (A’ SCHIFEZZA DA’ SCHIFEZZA)
(Mi scuso con il napoletano verace: ma il senso si capisce)
di Filippo Giannini

Come anticipo vorrei ricordare che Gianni Alemanno fu uno degli artefici dell’operazione di Fiuggi, operazione che ha portato a riappendere per i piedi il corpo di quell’uomo a Piazzale Loreto.
Ecco allora la storia del fiuggino.
Ai funerali di Giorgio Almirante e di Pino Romualdi un ben noto ometto pose solennemente la mano sul feretro del segretario del Msi e assicurò che sarebbe stato l’artefice del Fascismo del 2000. Io rimasi positivamente colpito da quel giuramento e, dato che sono un bischero, credetti a quel gesto tanto solenne.
Passarono alcuni anni e le cose cambiarono radicalmente e, probabilmente a suon di dollaroni, fino a giungere al gennaio del 1995.
Non è cosa nuova che l’operazione condotta a Fiuggi, in quel mese e in quell’anno, ha prodotto in me (e certamente in molti amici lettori) un forte sconcerto e disgusto, l’uno e l’altro perdurano nel tempo.
E’ amaro constatare che nel nostro popolo si annida, da secoli, il seme del tradimento. Non nascondo che “quel giorno”  mi sarei aspettato, dopo la lettura delle “Tesi Programmatiche”, quale anticipo per lo spegnimento della “Fiamma” e la nascita del “Giuda”, mi sarei aspettato, ripeto, un rifiuto generale all’operazione finiana. Questo non avvenne. La maggioranza, a parte un piccolo drappello, dette seguito alla nascita della “cosa AN”.
“Quel giorno”, fatte le dovute proporzioni,  fu compiuto un tradimento che ricorda quello dell’8 settembre ’43: allora Badoglio e i suoi si consegnarono ai nemici; nel gennaio ’95 Fini e i suoi trasferirono un partito che, nel bene e nel male aveva una precisa collocazione, nel campo dei tradizionali nemici.
E i “Giuda” perseverano nel loro intento.
Pochi giorni fa uno dei cervelloni di questo disgraziato Paese ha osservato che in Italia c’è un burattinaio e ci sono dei burattini. Per la verità io vedo solo burattini e se c’è un burattinaio, questi alloggia oltre oceano. Ciò è tanto vero che non appena “qualcuno che conta” afferma che Mussolini non fece uccidere nessuno, i burattini insorgono, ligi al vecchio – ma sempre rigorosamente osservato – “Trattato di Pace” del 1948 che imponeva, e tutt’ora impone, le più rigide sanzioni contro il sorgere di un nuovo Fascismo e delle sue idee.
Come i lettori hanno potuto osservare, i burattini (tutti) sono insorti confermando, una volta di più, il timore che “quell’uomo” incute a questa masnada di disonesti e incapaci. I “tarantolati” sono consci che se il popolo tutto conoscesse la verità sulla nostra recente storia, probabilmente le loro fortune avrebbero, finalmente, fine. Ovviamente i più accaniti sono, come al solito, gli ex “epigoni” di Stalin, ma non meno feroci sono proprio gli ex “discendenti” di Mussolini e fra questi spicca un certo Alemanno che, ancora unto dell’acqua di Fiuggi, ha sentenziato: . E no, caro Alemanno, forse nel crogiolo dorato della “casa delle libertà”, dove hai fondato le tue fortune materiali, esiste una condanna del genere, ma sino a pochi anni fa la pensavi in modo completamente diverso. Non sarai un Pico della Mirandola e, allora provo a rammentarlo.
Giovanni Alemanno aveva iniziato la sua attività politica dal 1971 in seno al Movimento Sociale Italiano (partito notoriamente fascista) emergendo come attivista convinto e convincete. Dal 1972 al 1976 è stato dirigente della corporazione studentesca del Fronte della Gioventù (i nuovi “Giovani Fascisti”). Dal 1976 al 1981 ha ricoperto l’incarico di dirigente provinciale del Fronte della Gioventù di Roma e di dirigente federale del MSI per la politica scolastica. Sempre in seno al “partito notoriamente fascista” ha svolto una intensa attività politica, passando dalla carica di segretario provinciale del FdG (1982) a dirigente dell’Esecutivo nazional giovanile, per poi fare parte del Comitato Centrale del MSI (1984). Nel 1988 venne eletto Segretario Nazionale  del Fronte della Gioventù, succedendo al Segretario del Partito Gianfranco Fini.
Ma ora viene il bello: il suo antiamericanismo (di allora) lo portò ad organizzare, il 28 maggio 1989 a Nettuno, una drammatica manifestazione con i giovani del FdG: manifestazione che riuscì a bloccare il corteo del Presidente americano Bush (padre) per protestare contro la celebrazione  della occupazione alleata  del 1945. La durissima reazione delle Forze dell’Ordine causò il ferimento e l’arresto di Alemanno e di numerosi altri militanti, provocando in tutta Italia manifestazioni di solidarietà da parte del mondo giovanile  e dei reduci della Repubblica Sociale Italiana.
Insomma una bella carriera in “camicia nera”. Come si vede, il bagno nell’acqua di Fiuggi era lontano e Alemanno, con i “camerati” Maceratini, Fini, Bontempo e tanti e tanti altri ancora, erano intenti a cantare “Giovinezza”, ad esaltare Mussolini e il Fascismo; e non fantasticavano stupide, ignobili e antistoriche “condanne” che servono solo a tenere in vita uno Stato che non c’è, se non quello dei corrotti e dei corruttori.
Poi l’illuminazione “sulla strada di Fiuggi”, e come per incanto, non più “Giovinezza”, ma  “Stars and Strips”, mai più il saluto romano, ma una “condanna senza appello” di Mussolini e del Fascismo, non più socializzazione, ma libero mercato.
E allora: o Alemanno e i suoi ex “camerati” erano imbecilli prima di Fiuggi, o sono imbecilli oggi. Questo se sono in buona fede e in perfetta onestà. Oppure Alemanno e “camerati” hanno furbescamente sfruttato la credulità di coloro ( e fra questi c’è anche il bischero che scrive queste note) che hanno creduto nelle idee innovatrici del Duce del Fascismo facendone il trampolino di lancio per sedersi sulle poltrone dorate del benessere materiale.
E’ questo il trionfo della materia sullo spirito, delle Banche sul pensiero, del piacere sul dovere, dell’ipocrisia sulla lealtà, di Giuda su Cristo, o, sempre parafrasando Appelius, l’apoteosi definitiva, e senza altre speranze, dell’oro sul sangue?
In ogni caso: (Benito Mussolini).
E il traditore non deve essere premiato, ma disprezzato e punito.

E allora, per tornare a bomba, come si usa dire, amici che mi chiedete come la penso, la risposta è semplicissima: nessuna preferenza al traditore. Oltretutto chi ha tradito non può essere premiato, addirittura, da chi ha subito il tradimento.


4 MAGGIO 2016 LUIGI GUARDIERA 
Giovane patriota francese e militante del Front National francese.
E’ deceduto dopo diversi giorni passati in ospedale in stato critico a causa di un brutale pestaggio subito da parte della feccia protetta dalla sinistra antifascista francese.
Traduciamo il comunicato di Nicolas Bay del Front National senza commentare altro.
”Luigi Guardiera aveva 23 anni. Amava la vita, lo sport, aveva in mente l’idea di entrare nell’esercito per mettere le sue energie al servizio della Francia. luigi aveva già dimostrato il suo patriottismo l’anno scorso quando entrò nel Front National come candidato supplente per le elezioni dipartimentali.
Luigi non potrà più essere candidato e mai lo sarà, non sarà neanche soldato. I delinquenti che lo hanno aggredito nel parcheggio di una discoteca a Tarbes così hanno deciso. Così dopo tre giorni in stato critico Luigi è morto ieri. Luigi ora fa parte della lista di giovani francesi vittime dell’inferocimento della nostra nazione. In nome del nostro partito (FN) mi dirigo verso la famiglia e verso gli amici di Luigi Guardiera e porgo le mie più sincere condoglianze. Continueremo a combattere adesso anche in nome suo.”